Dalla stampa

In questo post non troverete abiti o accessori, ma riporterò una notizia che ho letto qualche giorno fa sul Sole 24 ore.

Titolo: Lebole riparte dai giovani.

In sostanza, l’articolo tratta del riacquisto del marchio da parte dei fondatori che rivolgeranno la nuova produzione ad un target di clientela più giovane. Ero abbastanza entusiasta mentre leggevo l’articolo, perchè immaginavo che un’azienda che riparte con un marchio già consolidato avrebbe garantito anche qualche posto di lavoro in più oltre che nuovi articoli made in Italy. Infatti, forse non tutti sanno che Lebole negli anni settanta aveva 11 stabilimenti con 10.500 dipendenti. Il mio entusiasmo si è spento subito quando leggo: “Noi produttori di abiti da uomo di fascia media negli ultimi 20 anni abbiamo venduto poco all’estero perchè l’abito italiano, per avere valore, doveva essere made in Italy. Ora invece, grazie alle griffe, la forza del marchio ha superato il “made in” e la produzione in Romania, come nel nostro caso, non è più un ostacolo”.

E ancora

“Lebole sta guardando alla Cina dove vogliono i marchi italiani, indipendentemente da dove sono prodotti”

Ma che cosa stanno raccontando? Penso non ci sia bisogno neanche di commentare.

 

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